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Museo della Comunicazione e del Multimediale

a cura di: I.T.I.S. "A. Einstein" Picerno

I “Padri” della Radio


La nascita delle telecomunicazioni risale all’invenzione della radio, attribuita a Guglielmo Marconi, il primo a trasmette un segnale senza utilizzare fili nel dicembre del 1895. Contemporaneamente allo scienziato italiano altri inventori avevano messo a punto sistemi radio-trasmittenti. Nello stesso anno il serbo naturalizzato americano Nikola Tesla invia segnali tra il suo laboratorio di New York e West Point, a una distanza di 50 miglia, e il russo Aleksandr Stepanovič Popov fa una dimostrazione pubblica di trasmissione di segnali e per questo in Russia viene celebrato come l’invenzione della radio. Anche il neozelandese Ernest Rutherford riesce, sempre nel 1895, a trasmettere e ricevere onde radiofoniche da una distanza di molte di centinaia di metri. È però Guglielmo Marconi a ottenere, nel 1900, il brevetto della radio in Inghilterra e a essere quindi considerato il suo inventore. Con i suoi successivi esperimenti trasmette a distanze sempre più lunghe, fino a quando, nel 1901, effettua la prima trasmissione di segnali attraverso l’Oceano Atlantico su una distanza di 3000 km. Nel 1902 lo spagnolo Julio Cervera arriva a trasmettere la voce umana da Alicante all’isola di Ibiza, seguito dal canadese Reginald Aubrey Fessenden, che nel 1906 trasmette parole e musica usando uno speciale alternatore di alta frequenza. Viene così messa a punto una tecnologia destinata a rivoluzionare non solo le telecomunicazioni, ma il sistema economico e le abitudini di vita di tutto il mondo. Le potenzialità della radio vengono subito applicate in campo militare, come diventa chiaro nella prima guerra mondiale, durante la quale la radio permette un coordinamento tra le operazioni belliche mai conosciuto fino ad allora.

La diffusione Radiofonica


Negli anni Venti, dopo i primi esperimenti di trasmissione di parole e di musica, si inizia ad utilizzare la radio per diffondere contenuti sonori al grande pubblico: nasce il broadcasting, termine anglosassone riferito alla trasmissione di informazioni da un sistema trasmittente a un numero indefinito di sistemi riceventi, quelli che chiamiamo comunemente “radio”. In Inghilterra nel 1920 viene messa in funzione la stazione che trasmette il primo programma radiofonico della storia, per due ore consecutive al giorno e per un periodo di due settimane. È la premessa della prima emittente radiofonica del mondo, la BBC (British Broadcasting Corporation), fondata nel 1922, anno in cui negli Usa viene attivata a Pttsburgh la prima emittente radiofonica americana, seguita ben presto da molte altre: nel 1922 si contano 187 stazioni statunitensi, che raggiungono un pubblico di quasi un milione di radioascoltatori.

La controversa invenzione del telefono


Il primo a realizzare, tra il 1843 e il 1865, uno strumento in grado di trasmettere a distanza la voce umana utilizzando un apparecchio elettrico è il valdostano Innocenzo Manzetti, che cattura l’attenzione della stampa italiana ed estera senza però trovare applicazione pratica alla sua invenzione. La notizia non sfugge al fiorentino Antonio Meucci, emigrato negli Stati Uniti intorno al 1833, che si mette in contatto con Manzetti e realizza un apparecchio, che chiama “telettrofono”. Nel 1871 riesce a ottenerne un brevetto temporaneo da rinnovare ogni anno, in sostituzione di quello permanente, per la cui registrazione non ha la somma necessaria. Nel frattempo lo statunitense Alexander Graham Bell brevetta nel 1876 un apparecchio analogo e fonda un’azienda che domina il mercato americano della telefonia per oltre un secolo. Le successive discussioni se Bell abbia sviluppato le sue ricerche in modo autonomo, o se sia venuto a conoscenza dell’invenzione di Meucci, terminano solo nel 2002, quando la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti riconosce all’italiano l’invenzione del telefono, questo rivoluzionario strumento che apre la strada a una nuova era della comunicazione.